Lavori in casa: Scia, cila, i casi in bilico tra diverse autorizzazioni

La scena consueta è quella di una villetta unifamiliare su due piani. E l’intervento che scatena i dubbi è una redistribuzione degli spazi, che prevede la modifica (con demolizione) di una scala di collegamento interna. Un intervento che, per quanto tecnicamente semplice, si trascina dietro parecchi interrogativi. Perché, a seconda dei Comuni nei quali si effettua questo tipo di opera, cittadini e tecnici si trovano davanti alla richiesta di autorizzazioni (o più precisamente: titoli abilitativi) diverse. In qualche caso basterà una semplice comunicazione di inizio lavori asseverata (Cila), mentre in altri servirà una segnalazione certificata di inizio attività (Scia), più onerosa della prima. A scatenare i dubbi degli uffici tecnici comunali sono le interpretazioni diverse del Testo unico in materia di edilizia (Dpr n. 380/2001), trasposte nei regolamenti locali: per qualcuno la modifica della scala è un risanamento conservativo «leggero», mentre per altri può essere considerata «pesante». Il risultato è che, per cittadini e tecnici, resta in piedi una babele di norme locali. «C’è da segnalare – spiega Cesare Galbiati, consigliere nazionale dei geometri, che hanno raccolto alcuni esempi di queste diversificazioni – che dopo il Dlgs 222 del 2016, il cosiddetto “Scia 2”, si sono sicuramente ridotte le interpretazioni diversificate e che il glossario recente per l’edilizia libera ha già risolto altre questioni». Il glossario è quello che elenca i lavori che si possono realizzare senza permesso, in vigore dal 22 aprile scorso. Restano, però, ancora alcune questioni aperte «a dimostrazione – dice ancora Galbiati – dell’utilità del lavoro svolto finora e della necessità di completamento dei glossari».In preparazione ci sono, infatti, almeno altri due elenchi: uno per gli interventi in Scia e l’altro per quelli da autorizzare tramite permesso di costruire. Il motivo è che, nella pratica di tutti i giorni, sono ancora frequenti le situazioni nelle quali i tecnici si vedono presentare richieste diverse a seconda del Comune. Serve, insomma, un ulteriore sforzo di semplificazione.



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