Nexi: ecco come sarà la scissione per l’Ipo | CartaSì

Tre anni dopo l’acquisto del gruppo CartaSi dalle banche popolari da parte dei tre fondi di private equity Advent, Bain Capitale e Clessidra, è arrivato il momento della Borsa. Il gruppo, che allora si chiamava Istituto Centrale delle Banche Popolari e che oggi è stato ribattezzato Nexi, è guidato da Paolo Bertoluzzo. Si prepara all’Ipo, ma prima servono alcuni importanti passaggi intermedi per arrivare a questo importante traguardo, che permetterà ai private equity di rientrare dall’investimento e guadagnarci dopo che nel giugno 2015 sborsarono 2,15 miliardi di euro per l’acquisto. Gli step verso la Borsa sono legati anche alla circostanza che Nexi è ad oggi un “Gruppo bancario”, quindi soggetto alla vigilanza di Banca d’Italia in prima istanza e poi della Banca Centrale Europea. Il passaggio più importante è quello varato pochi giorni fa quando è stato depositato il “progetto di scissione parziale proporzionale”, accompagnato dalla relativa autorizzazione firmata da Ignazio Visco, governatore della nostra banca centrale. Autorizzazione cui è seguita nei giorni scorsi anche quella della Bce. L’operazione trasferisce dall’attuale Nexi alla Latino Italy, veicolo di proprietà di Mercury Uk (la holding dei tre private equity) una serie di partecipazioni legate ai servizi di pagamento. Si tratta, in particolare, del 98,7 per cento in Nexi Payments (già CartaSi), dell’intero capitale di Bassilichi (gestione dei pagamenti elettronici e del back office bancario), del 100 per cento di Consorzio Triveneto, del 100 di Oasi Diagram e del 70 di Helpline, tutte operanti nella monetica per le banche. A Latino Italy, controllata sempre da Mercury Uk e che finora controllava solo Mercury Payments e Nexi Capital, vengono trasferiti anche 380 milioni di euro di finanziamento. Le partecipazioni che passano di mano sono in carico a 1,5 miliardi nel bilancio Nexi nel cui portafoglio, dopo questi passaggi, resterà solo una serie di quote di minoranza tra le quali il 12,5 per cento del Fondo Italiano d’Investimento Sgr e il minuscolo 0,53% di Nomisma.



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