Fine del Qe: ma questo non danneggerà i mutui delle famiglie

Una Bce più generosa del previsto ha rimandato a dicembre la fine del Qe lasciando lo scenario dei tassi invariati almeno fino all’estate 2019, cosa importante per i risparmiatori e mutuatari. La decisione di Mario Draghi aveva già sorpreso i mercati e lo si era visto dalla reazione dei mercati. L’euro subito in ribasso sul dollaro e acquisti sui titoli governativi europei (con conseguente riduzione dei tassi). Quindi la decisione presa dal consiglio direttivo impatterà anche su conti di deposito e mutui.

Prolungare l’attuale fase di tassi bassi (addirittura sottozero se osserviamo il tasso sui depositi fissato a -0,4%) renderà sempre più complicato per le banche offrire remunerazioni interessanti sui conti di deposito. Al di là di isolate promozioni (che arrivano a garantire fino al 2,5% annuo lordo, ma a fronte di giacenze non svincolabili fino a 60 mesi) oggi l’offerta di uno dei prodotti che in passato aveva attirato l’interesse dei risparmiatori è piuttosto magra. Se si opta per le condizioni migliori, mantenendo però la possibilità di svincolare la liquidità in caso di emergenza, non si va tanto oltre l’1% lordo. Ed è probabile che l’ultima mossa della Bce non esorterà le banche a fare di meglio. Così come contribuirà a mantenere poco attraenti, soprattutto sulle durate brevi, i titoli di Stato dell’area euro.

Sul versante mutui invece le notizie relative alla fine del qe sono più incoraggianti.

Tanto sui nuovi prodotti a tasso fisso che sui nuovi (e vecchi) tassi variabili. A poche ore dall’annuncio della Bce i tassi del Bund tedesco sono mediamente scesi di 4-5 punti base su tutta la curva. Se questo trend proseguirà forse nei prossimi giorni anche gli indici Eurirs (che sono collegati al Bund e sulla base dei quali viene congelata nel giorno della stipula la rata del tasso fisso) perderanno qualche punto base, a vantaggio dei nuovi finanziamenti a tasso fisso. Allo stesso tempo prolungare il piano espansivo e rinviare la prossima stretta dà più respiro al tasso variabile. Siamo da tempo sicuri che gli attuali livelli degli Euribor (-0,32% quello trimestrale e -0,37% il mensile) più in basso di così non potranno andare. Ma a questo punto Draghi ha lasciato intendere che il quadro resterà tale almeno per un altro anno.



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