Bce: perché la scelta di un ministro alla vicepresidenza

Per i mercati, l’arrivo di un ministro dell’Economia alla vicepresidenza della Bce senza alcuno storico sulla politica monetaria e con il Qe europeo in via di chiusura, apre un primo enigma: de Guindos entra nella squadra dei falchi o delle colombe? Nonostante in una sua recente intervista abbia fatto uno scontato riferimento alla necessità di mettere fine ai tassi negativi, la Spagna rappresenta una storia di successo di un Paese periferico che ha tratto enorme beneficio dagli aiuti del fondo salva-Stati per le banche e da una politica monetaria ultra-accomodante con tassi bassissimi e Qe. E poi, nel consiglio direttivo della Bce, ogni membro vale un voto e Vitor Constancio, vicino alle posizioni di Mario Draghi, viene sostituito in quel senso nel segno della continuità. La grande svolta è semmai un’altra e vede l’Italia per ora nelle retrovie. Se per la prima volta nella sua giovane storia la Bce vedrà entrare un ministro ai piani alti, questo lo si deve all’inizio dei giochi per la successione di Mario Draghi. La Germania reclama la poltrona, sostiene che è arrivato il suo turno: e non è un segreto che Jens Weidmann, con un passato da consigliere di Angela Merkel e dunque vicino anche lui alla politica, si stia preparando da tempo per sostituire SuperMario dal novembre 2019. I ministri delle Finanze e i primi ministri europei, avendo il potere assoluto di nomina, hanno ritenuto che la carta migliore da giocare preventivamente fosse quella del politico di peso per controbilanciare eventualmente un altro peso massimo come Weidmann, falco molto competente e con una dialettica ben impostata anche se rigido. È presto per dire se questa scelta si rivelerà lungimirante. Ma è comunque la prima mossa di una lunga partita. L’Eurozona ha grandi sfide davanti a se, e non solo la fine del Qe e la normalizzazione della politica monetaria, con l’avvio graduale del rialzo dei tassi da metà o fine 2019…



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